Per chi corre, la maratona non è solo una gara.
È un obiettivo costruito giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento.
Yuri lo sapeva bene.
Si stava preparando per la maratona di Reggio Emilia, con un programma strutturato e il supporto del suo preparatore atletico.
Poi, durante una sessione di ripetute in pista, qualcosa è cambiato.
L’infortunio: una fitta che cambia i piani
Durante un allenamento ad alta intensità, Yuri avverte una fitta improvvisa al polpaccio.
All’inizio sembra un fastidio gestibile, ma dopo pochi giorni la situazione non migliora.
L’ecografia evidenzia una elongazione di alto grado del gemello laterale della gamba destra, una lesione importante che mette in discussione la preparazione e l’obiettivo maratona.
La prima fase: proteggere e favorire la guarigione
Nella fase iniziale del percorso riabilitativo, l’obiettivo è stato chiaro:
ridurre l’infiammazione e favorire la rigenerazione dei tessuti.
Per questo sono stati utilizzati:
- Laser terapia, con effetto antinfiammatorio, antiedemigeno e biostimolante
- Contrazioni isometriche, per mantenere attivo il muscolo senza stressarlo
- Carico controllato, evitando movimenti eccessivi e stretching aggressivo
Una fase delicata, in cui il corpo va rispettato, ma senza fermarsi completamente.
La progressione: tornare a caricare in sicurezza
Superata la fase acuta, il lavoro è diventato progressivamente più intenso.
L’obiettivo era ripristinare la capacità elastica e la forza del muscolo, fondamentali per la corsa.
Il percorso ha seguito una progressione precisa:
- Introduzione di contrazioni concentriche e isometriche con sovraccarico
- Inserimento graduale di stretching controllato
- Lavoro eccentrico, più impegnativo, nelle fasi avanzate
Ogni passaggio è stato inserito solo quando il muscolo era in grado di tollerarlo senza dolore o reazioni infiammatorie.
Il ritorno alla corsa: forza, reattività e resistenza
Quando il polpaccio ha iniziato a rispondere bene al carico, il lavoro si è spostato verso la performance.
Sono stati introdotti:
- Esercizi di pliometria (salti, balzi, reattività)
- Skip e lavori dinamici, per simulare la corsa
- Esercizi di resistenza muscolare, come sollevamenti sulle punte
Parallelamente, Yuri ha ripreso gradualmente la corsa con il supporto del preparatore atletico, aumentando progressivamente il volume.
Un lavoro integrato, fondamentale per chi ha un obiettivo sportivo.
Non perfetto, ma possibile
Nonostante i miglioramenti, Yuri non è tornato al 100% prima della gara.
Il polpaccio risultava ancora più affaticabile rispetto all’altro, con qualche riacutizzazione nelle settimane precedenti alla maratona.
Eppure, grazie al lavoro fatto, è riuscito comunque a presentarsi al via.
E soprattutto, a chiudere la maratona.
Non con la performance che aveva immaginato, ma con un risultato importante:
aver superato l’infortunio e aver raggiunto il suo obiettivo.
Oggi: continuità e prevenzione
Il percorso non si è fermato alla gara.
Oggi Yuri continua a lavorare sul polpaccio e su tutta la catena posteriore, con l’obiettivo di preparare la prossima maratona in condizioni migliori.
Il valore del lavoro di squadra
Questa case history evidenzia un aspetto fondamentale:
nei percorsi sportivi, soprattutto con obiettivi ambiziosi, la collaborazione fa la differenza.
Il lavoro integrato tra:
- fisioterapista
- preparatore atletico
- atleta
ha permesso di gestire l’infortunio, ridurre i rischi e mantenere vivo l’obiettivo.
Recuperare non significa aspettare la perfezione
La storia di Yuri insegna anche un altro aspetto importante:
non sempre è necessario essere al 100% per tornare all’attività.
Ciò che conta è costruire un percorso progressivo, controllato e personalizzato, che permetta di muoversi in sicurezza e continuare a migliorare nel tempo.
Perché, soprattutto nello sport, il recupero non è un punto di arrivo.
È parte del percorso.







