Quando Roberta arriva al Centro Riabilitativo Reggiano è gennaio 2026. Ha 51 anni e alle spalle un percorso clinico importante. Da qualche tempo si è accorta che qualcosa sta cambiando: inciampa più spesso, si sente meno stabile quando cammina e il lato sinistro del corpo, già in passato più debole, sembra rispondere con maggiore difficoltà. Anche le persone che le stanno vicino iniziano a notare che la sua deambulazione è diversa, meno fluida e meno sicura.
Questi segnali la spingono a cercare nuovamente un percorso riabilitativo.
Una storia iniziata molti anni prima
Per capire il suo percorso bisogna tornare indietro al gennaio del 2018, quando Roberta viene operata a Verona per una rara ernia midollare dorsale a livello D3-D4.
La patologia aveva progressivamente compromesso la sua capacità di camminare, provocando importanti difficoltà nella deambulazione, nella stabilità e nell’equilibrio, con un interessamento prevalente del lato sinistro.
L’intervento chirurgico è seguito da una lunga riabilitazione presso la Casa di Cura Eremo di Arco, dove affronta un percorso che comprende rieducazione motoria, idrochinesiterapia e riabilitazione robotica. Dopo oltre un anno di lavoro, concluso nell’aprile del 2019, riesce a recuperare una buona autonomia nella deambulazione e a riprendere gran parte delle attività quotidiane.
Negli anni successivi, però, non prosegue con un percorso riabilitativo continuativo.
Una valutazione approfondita per costruire il percorso
Quando inizia il nuovo percorso fisioterapico, la prima fase è dedicata quasi interamente alla valutazione.
Nei pazienti neurologici non è sufficiente osservare la forza muscolare. È necessario analizzare anche sensibilità, riflessi, propriocezione, equilibrio, controllo del movimento e qualità della marcia, perché ogni elemento contribuisce a definire il quadro funzionale della persona.
Da questa valutazione emerge la necessità di lavorare su più aspetti contemporaneamente: rinforzare il lato sinistro, migliorare la stabilità durante il cammino, recuperare il controllo dell’equilibrio e sviluppare una migliore propriocezione.
Il programma viene costruito su misura, adattandosi alle caratteristiche e agli obiettivi di Roberta.
Un lavoro fatto di precisione più che di quantità
Durante le sedute l’obiettivo non è eseguire il maggior numero possibile di esercizi.
Al contrario, il lavoro si concentra su pochi esercizi, scelti con precisione e svolti con attenzione, dedicando il tempo necessario a ogni movimento.
L’allenamento interessa principalmente il lato più compromesso, ma coinvolge sempre tutto il corpo. Anche l’emilato meno colpito continua infatti a essere allenato, perché nella deambulazione e nell’equilibrio ogni distretto contribuisce al risultato finale.
Ogni due mesi il percorso viene rivalutato. Alcuni obiettivi vengono raggiunti e sostituiti con nuovi traguardi, altri richiedono ancora tempo e vengono progressivamente perfezionati.
Il cambiamento passa anche dagli obiettivi
Una delle cose più interessanti osservate durante il percorso riguarda proprio l’evoluzione degli obiettivi.
All’inizio Roberta si concentra soprattutto sulle difficoltà che incontra nella vita quotidiana. Con il passare dei mesi, invece, inizia a porsi traguardi sempre più ambiziosi, arrivando a prendere in considerazione attività che fino a poco tempo prima riteneva fuori dalla sua portata.
Questo cambiamento è spesso un segnale importante: quando migliorano le capacità motorie, cresce anche la fiducia nelle proprie possibilità.
Le difficoltà non sono mancate
Come accade frequentemente nei percorsi neurologici, il miglioramento non è stato lineare.
Le prime settimane sono state probabilmente le più complesse anche dal punto di vista psicologico. Nonostante l’intervento risalisse a diversi anni prima, è stato durante questo nuovo percorso che Roberta ha dovuto confrontarsi con la consapevolezza che alcuni limiti sarebbero rimasti e che il recupero avrebbe richiesto tempo, pazienza e continuità.
Inoltre, dopo anni senza una riabilitazione specifica, il ritorno a un lavoro intenso sul movimento ha fatto emergere altre problematiche, come rigidità muscolari, episodi di sciatalgia e dolori lombari. Situazioni che hanno richiesto di modificare temporaneamente il programma, senza però interrompere il percorso.
Per aiutare Roberta a riconoscere i miglioramenti, non ci si è affidati solo alle sensazioni. Sono stati utilizzati test funzionali, rivalutazioni periodiche e video realizzati a distanza di alcune settimane, strumenti che hanno permesso di confrontare in modo oggettivo l’evoluzione del cammino e del controllo motorio.
Il ruolo della costanza
Un elemento che ha avuto un peso importante nel percorso è stata la continuità.
Roberta ha sempre svolto con regolarità gli esercizi domiciliari, partecipando alle sedute con impegno e disponibilità. Parallelamente, il programma è stato costantemente aggiornato e adattato in base ai risultati ottenuti, cercando di proporre esercizi sempre più efficaci ma compatibili con le sue possibilità.
Nei percorsi neurologici questo aspetto è fondamentale: i miglioramenti sono spesso il risultato di tanti piccoli progressi costruiti nel tempo.
I risultati raggiunti
Dopo circa sette mesi di lavoro, i cambiamenti sono evidenti.
La stabilità durante il cammino è migliorata, i cambi di direzione sono più sicuri e il lato sinistro viene utilizzato con maggiore efficacia durante le attività quotidiane.
Ma il risultato forse più significativo riguarda ciò che Roberta è tornata a fare nel tempo libero.
Oggi riesce ad affrontare camminate in montagna superiori ai 10 chilometri e percorre fino a 50 chilometri in bicicletta, attività che solo pochi mesi prima sembravano molto difficili da immaginare.
Un percorso che continua
Il lavoro non si conclude qui.
Dopo la pausa estiva, il percorso riprenderà con un nuovo obiettivo: aumentare ulteriormente la velocità della deambulazione e verificare se sarà possibile recuperare anche quella breve corsa che nella vita quotidiana serve, ad esempio, per attraversare la strada rapidamente o raggiungere qualcosa in pochi secondi.
Non si tratta di preparare una gara, ma di continuare a migliorare la funzionalità nella vita di tutti i giorni.
La storia di Roberta ricorda quanto, anche a distanza di molti anni da un intervento neurologico, un percorso riabilitativo personalizzato possa contribuire a migliorare equilibrio, sicurezza nei movimenti e qualità della vita.





