La storia di Paolo inizia alla fine del 2021, quando una visita ortopedica mette in evidenza un ginocchio sinistro varo artrosico, con una notevole riduzione della rima articolare e una zona di edema spongioso a livello del condilo femorale interno e del piatto tibiale.
Il ginocchio varo, così come diverse altre problematiche che interessano questa articolazione, può modificare il modo in cui vengono distribuiti i carichi durante il movimento e la deambulazione. Nel caso di Paolo, infatti, il problema non riguardava solamente il ginocchio: era presente anche una metatarsalgia da sovraccarico al terzo e quarto dito del piede sinistro, associata ad alluce valgo.
In quella prima fase, l’indicazione medica fu quella di eseguire un ciclo di Tecar terapia sul versante interno del ginocchio sinistro, associato a infiltrazioni. Per il piede vennero invece consigliati un ciclo di Laser terapia e l’utilizzo di plantari con scarico delle teste metatarsali.
Per un periodo la situazione sembrò essersi stabilizzata. Ma all’inizio del 2024 Paolo tornò dal medico, questa volta per una gonalgia destra, quindi a carico della gamba opposta rispetto a quella che aveva inizialmente manifestato i sintomi.
Quando il dolore coinvolge anche l’altro ginocchio
Quando la distribuzione dei carichi durante la deambulazione non è ottimale, soprattutto in presenza di problematiche strutturali, può accadere che nel tempo compaia dolore anche nell’arto controlaterale.
L’istinto, quando una gamba fa male, è infatti quello di caricarla il meno possibile. Questo comportamento può però determinare progressivamente un maggiore sovraccarico dell’altro arto.
Nel caso di Paolo il varismo diventò così bilaterale, con picchi di dolore soprattutto a destra. Si decise quindi di procedere con un nuovo ciclo di infiltrazioni.
A metà del 2024 il dolore interessava ormai entrambe le ginocchia. Iniziò un periodo caratterizzato dall’alternanza di cicli di infiltrazioni e artrocentesi, eseguite su entrambe le articolazioni.
All’inizio del 2025 comparve inoltre un’intensa sciatalgia, un ulteriore elemento che evidenziava quanto la gestione dei carichi degli arti inferiori e il rachide fossero strettamente collegati.
La decisione di intervenire con la protesi di ginocchio
Nonostante i trattamenti eseguiti negli anni, la situazione dolorosa continuava a persistere.
A marzo 2026 si arrivò quindi alla decisione di procedere con un intervento chirurgico di artroprotesi totale del ginocchio destro.
Ed è a questo punto che Paolo inizia il suo percorso riabilitativo.
Un paziente motivato, con un obiettivo molto concreto: recuperare per tornare alle sue passeggiate in montagna e, soprattutto, a cercare funghi.
Dopo l’intervento, il programma riabilitativo si è concentrato innanzitutto sul recupero dell’escursione articolare in flessione ed estensione, sul ripristino del tono muscolare e sul recupero di un corretto schema del passo, con l’obiettivo di tornare progressivamente a camminare senza ausili e a svolgere in autonomia le normali attività della vita quotidiana.
Un percorso costruito passo dopo passo
Poiché Paolo era particolarmente soggetto alla formazione di edemi, durante il percorso è stata posta grande attenzione anche alla riduzione dell’edema post-operatorio, una condizione che si presenta frequentemente dopo un intervento di protesi di ginocchio.
Il lavoro riabilitativo ha previsto diverse fasi e modalità di trattamento:
- mobilizzazioni passive, sempre nel rispetto della soglia del dolore, per favorire il recupero articolare;
- tecniche di linfodrenaggio per contribuire alla riduzione dell’edema;
- esercizi attivi contro resistenza per recuperare progressivamente la forza muscolare;
- training del passo e della deambulazione, inizialmente con gli ausili e successivamente senza;
- esercizi di propriocezione per migliorare controllo e stabilità;
- indicazioni da seguire anche a domicilio, tra cui mantenere l’arto in scarico quando necessario e utilizzare correttamente il ghiaccio.
La riabilitazione dopo una protesi non è sempre una strada in discesa
È importante comprendere la complessità di un intervento di questo tipo e, soprattutto, del periodo riabilitativo che lo segue.
I mesi successivi alla chirurgia richiedono costanza, lavoro e pazienza, sia da parte del paziente sia da parte del fisioterapista. Il recupero non segue necessariamente un andamento sempre lineare: possono esserci giornate migliori e altre più difficili, con variazioni del dolore, della mobilità e della performance fisica.
Anche Paolo ne è stato un esempio.
Nel periodo post-chirurgico è infatti persistito un modesto versamento articolare, che ha reso necessarie due artrocentesi, cioè due procedure di aspirazione del liquido articolare, nell’arco di pochi mesi.
Nonostante questo, Paolo ha continuato il suo percorso con grande costanza: non ha mai saltato una seduta e ha seguito le indicazioni riabilitative al meglio delle proprie possibilità.
L’obiettivo? Tornare in montagna
Oggi Paolo sta bene.
Dopo un percorso iniziato diversi anni fa, passato attraverso dolore, trattamenti conservativi, infiltrazioni, artrocentesi, intervento chirurgico e riabilitazione, può finalmente tornare a concentrarsi sulle attività che fanno parte della sua quotidianità.
E ora aspetta soprattutto una cosa: che arrivi la stagione giusta per tornare a cercare i suoi amati funghi e fare lunghe scampagnate in montagna. 🍄⛰️





