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Legamento crociato anteriore, quando posso tornare a giocare?


Legamento crociato anteriore, quando posso tornare a giocare?

Che cos’è il legamento crociato anteriore? Il legamento crociato anteriore (LCA) è una struttura fibrosa che collega il femore alla tibia, fornisce stabilità al ginocchio; in particolare il legamento crociato anteriore si oppone all’eccessiva rotazione interna, estensione e traslazione anteriore della tibia rispetto al femore. Quindi, la sua principale funzione meccanica è di stabilizzazione del ginocchio.

La lesione del legamento crociato anteriore è uno degli infortuni del ginocchio più frequenti nello sport. Gli atleti che partecipano a sport con ripetuti salti e cambi di direzione (calcio, pallavolo, basket) hanno maggiori probabilità di lesionare il legamento. Una lesione al legamento crociato anteriore in base alla gravità e al livello di attività può richiedere un intervento chirurgico.

Gli obiettivi dell’intervento chirurgico per la ricostruzione del legamento crociato anteriore sono:

  • ripristinare la stabilità del ginocchio;

  • facilitare il ritorno allo sport;

  • cercare di ridurre il rischio di sviluppare artrosi post-traumatica.

Quando posso tornare a fare sport? In seguito a ricostruzione del legamento crociato anteriore, una delle domande che spesso ci viene posta dall’atleta è “quando potrò tornare a fare sport?”

Insieme al legamento crociato posteriore (LCP) e ai legamenti collaterali mediale e laterale.

Magari stai leggendo con il ginocchio incerottato, dolorante con la borsa del ghiaccio o gli elettrodi incollati! La verità è che, quando si parla di ritornare a giocare, bisogna considerare in modo differente gli atleti professionisti e quelli non professionisti.

La risposta eticamente più corretta, in questo caso, è: ‘’dipende’’.

Dipende infatti se si è motivati, se si dedica tempo alla riabilitazione, se si è seguiti correttamente, dipende dall’età del paziente, dalla forza e dalla qualità delle strutture muscolo-scheletriche.

Non è la risposta che tutti vorrebbero sentirsi dire, ma purtroppo non possiamo fare il paragone sui tempi di recupero di chi pratica sport a livello professionistico.

Ma ritornando alla domanda di prima, possiamo rispondere che esistono dei criteri di idoneità standard grazie alla letteratura e il non rispetto di tali criteri determina un rischio di recidiva; vediamo insieme quali sono ed a cosa può andare incontro l’atleta se non li rispetta.

Criteri, non tempi! Per gli atleti non professionisti non esistono tempi pre-stabiliti, le previsioni riguardo il ritorno in campo sono in misura maggiore un azzardo; per gli atleti professionisti, se vogliamo proprio dare dei tempi indicativi, possiamo dire che attraverso degli studi, una grande maggioranza di loro potrà tornare in sicurezza a fare sport dopo un periodo compreso tra gli 8 e i 12 mesi.

Bisogna ricordare che il tempo passato diventa inutile se viene trascorso senza un’adeguata riabilitazione e riatletizzazione che porti al raggiungimento dei criteri.

Quali sono i criteri?

  • la forza del quadricipite dev’essere simmetrica e dev’essere una priorità

  • i test di salto devono risultare simmetrici tra una gamba e l’altra

  • test di agilità

Questi test dimostrano come il ritorno allo sport (RTS) dopo almeno 9 mesi dall’intervento chirurgico riduca l’incidenza di re-infortunio di circa 4 volte.

È evidente come sia prioritario stabilire dei percorsi riabilitativi incentrati sulle migliori evidenze per migliorare il ritorno allo sport, ridurre i tassi di re-infortunio e diminuire l’incidenza di problematiche. Tuttavia, il tempo trascorso dall’intervento non dovrebbe rappresentare l’unico fattore per determinare il ritorno allo sport. Infatti, per un outcome ottimale è importante il recupero dei fattori fisici ma anche psicologici dell’atleta. Fattori psicologici, come la motivazione, la confidenza, l’ottimismo e la scarsa paura, sono associati a una probabilità maggiore di riprendere l’attività sportiva al livello pre-infortunio. La paura di un nuovo infortunio è una delle ragioni più riferite dagli atleti per giustificare il mancato ritorno ai livelli pre-lesione.

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