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Epicondilite (o gomito del tennista)



📌 COS'È L'EPICONDILITE?


L’epicondilite rientra tra le tendinopatie, in quanto è un’infiammazione dei tendini che vanno a gravare sul gomito.


Viene detta inserzionale perché interessa l’inserzione su una parte laterale dell’osso del gomito – chiamata epicondilo – dei muscoli epicondilei.

Questi muscoli, estensori dell’avambraccio, consentono il sollevamento della mano e del polso e il piegamento all’indietro delle dita. Poiché l’articolazione del gomito interessata a tale patologia si trova tra omero e radio, viene, talora, anche definita radiale od omerale.

A seconda dei muscoli interessati, poi, si parla di epicondilite laterale, mediale o posteriore.



EPICONDILITE E SPORTIVI


L’epicondilite, essendo una patologia degenerativa infiammatoria della giunzione osteo-tendinea dovuta ad azione meccanica (cioè a movimenti eccessivamente ripetuti o effettuati con troppa intensità) frequente in coloro che seguono la pratica del tennis o del golf, viene spesso anche chiamata “gomito del tennista o del golfista” 🎾.


Questa patologia colpisce però, se pure in misura ridotta, anche altri sportivi (giocatori di baseball, schermitori, nuotatori, ecc.) e lavoratori che utilizzano in modo eccessivo i tendini della parte esterna o interna del gomito come pittori, muratori, carpentieri, operatori del computer, parrucchieri.


Tipicamente insorge in soggetti di età compresa tra i 30 e 50 anni, essendo considerata una “over-use syndrome”, cioè una patologia la cui causa è riconducibile, oltre a un’abnorme sollecitazione, a un fisiologico logoramento involutivo delle strutture tendino-inserzionali.


Il sintomo classico è naturalmente il dolore molto localizzato nella regione laterale del gomito, a livello dell’epicondilo, che si irradia a volte lungo l’avambraccio e viene risvegliato nei movimenti di estensione e supinazione.

Può capitare anche che il paziente lamenti una sensazione di debolezza a livello del braccio, anche sollevando pesi modesti, ad esempio un bicchiere. Oppure compiendo semplici movimenti come aprire una serratura o stringere la mano. Il dolore, in genere, tende comunque a diminuire con il riposo notturno.

Anche se la sintomatologia nelle fasi iniziali, spesso, è modesta, è meglio non sottovalutarla poiché in alcuni casi può diventare invalidante e può andare incontro a frequenti recidive se non trattata tempestivamente. Solitamente la sintomatologia diventa più intensa per entità e durata, con maggior impaccio funzionale e riduzione progressiva dell’attività lavorativa fino ad una vera e propria impotenza funzionale antalgica.


La diagnosi è prevalentemente clinica attraverso la palpazione dell’epicondilo e specifici movimenti eseguiti dal medico specialista (la radiografia è solitamente negativa).


Per quanto riguarda le indicazioni relative alla cura dell’epicondilite, nelle forme acute (dolore in atto) la terapia mira a eliminare l’infiammazione ed il dolore mediante l’interruzione momentanea della attività sportiva e lavorativa, associando l’uso di FANS (antinfiammatori per bocca), con una eventuale immobilizzazione del gomito per 20 giorni, associando 2-3 infiltrazioni steroidee a livello tendineo. È possibile effettuare un trattamento dell’epicondilite mediante terapia infiltrativa.


Tutto questo si può abbinare a terapie fisiche antalgiche tipo laser, ultrasuoni, ipertermia, massoterapia. Se la sintomatologia non si risolve si può ricorrere alla terapia con le onde d’urto. Nei casi che non rispondono alla terapia conservativa è possibile ricorrere a un intervento chirurgico, eseguibile anche in artroscopia, rappresentato o da una bonifica della regione tendinea, o da una disinserzione dei tendini alla giunzione osteotendinea, o da una cruentazione dell’epicondilo.

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