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Spondilolisi e Spondilolistesi

Hai mai sentito parlare di SPONDILOLISI e SPONDILOLISTESI?



Quante volte ti sarà capitato di leggere il referto di una risonanza magnetica e di imbatterti in terminologie e parole a te sconosciute?


Oggi ti vogliamo parlare di due termini che si riferiscono a specifiche condizioni patologiche della colonna vertebrale.


Hai appena letto il referto della tua risonanza magnetica e leggi “spondilolisi” o “spondilolistesi” e non sai cosa significa?


Cerchiamo di spiegare in modo semplificato cosa vogliono dire queste due parole e il tipo di trattamento destinato.



uomo che salta con l'asta

Con il termine SPONDILOSI si fa riferimento a un difetto della porzione del foro intervertebrale della vertebra, ossia quello porzione compresa tra la parte superiore e inferiore delle vertebre, in cui queste si articolano tra di loro.


Questo difetto può essere causato da molti fattori: tra i più comuni ci sono le fratture da stress e le fratture traumatiche.



Le attività atletiche che richiedono iperestensioni e rotazioni ripetute rendono gli atleti più esposti a subire un difetto di questo tipo.


Queste attività ad alto rischio sono ad esempio la rovesciata all’indietro nella ginnastica; il placcaggio nel football americano; il salto con l’asta e il lancio del giavellotto nell'atletica leggera; lo stile rana nel ruoto e il judo.



La condizione di SPONDILOLISTESI invece si verifica nel momento in cui ci troviamo davanti ad un quadro di spondilolisi bilaterale (sia a destra che a sinistra) e avviene lo scivolamento di un corpo vertebrale rispetto a un altro.


Le spondilolistesi più comuni avvengono a livello del corpo vertebrale di L5, seguito poi da L4 e L3.


A seconda dell’entità dello spostamento del corpo vertebrale si possono suddividere in cinque gradi.




TRATTAMENTO


La maggior parte dei pazienti con spondilolistesi di I e II grado rispondono ad approcci non chirurgici che possono prevedere un programma di riabilitazione, una limitazione delle attività e se necessario l’utilizzo di un tutore.


L’obiettivo del trattamento è orientato al ritorno del paziente al livello di attività pre-traumatico, fornendo anche una serie di istruzioni per prevenire la lesione.


Il trattamento spesso prevede una limitazione o una modifica delle attività della vita quotidiana, un programma di esercizi per il controllo motorio e il bilanciamento delle lunghezze muscolari, cercando di evitare l’estensione del rachide e lo sforzo addominale.


Lo scopo della fisioterapia è quindi quello di ridurre il dolore, ripristinare la mobilità, rinforzare e stabilizzare la colonna.


L’educazione del paziente gioca un ruolo importante in questo tipo di trattamento.

Il suo obiettivo è quello di correggere le cattive posture mentre ci si siede o ci si trova in piedi, intervenire sugli errori nel sollevamento o le tecniche di gioco specifiche per uno sport.


E' fondamentale non compiere movimenti estremi del rachide lombare per evitare posizioni che potrebbero sovraccaricare le strutture stabilizzatrici.

Sono infatti le iperestensioni e le rotazioni ripetute che possono esercitare forze potenzialmente dannose, dando luogo a spondilolisi e spondilolistesi.


Altra componente fondamentale nell’educazione del paziente è l’importanza nel mantenere i muscoli del rachide lombare forti e resistenti, attraverso l’esercizio terapeutico.

La maggior parte delle persone con spondilolisi e spondilolistesi di I e II grado risponde bene al trattamento conservativo con fisioterapia, rieducazione posturale e successivamente percorsi di functional rehab in small group al fine di migliorare il core stability.




L’alternativa al trattamento conservativo è l’intervento chirurgico e queste sono le condizioni più comuni per l’operazione:


• Spondilolisi e spondilolistesi di grado III, IV, V


• Presenza di dolore incurabile dopo un anno di trattamento conservativo


• Sollievo dei sintomi tramite trattamento conservativo, ma comunque non in grado di riprendere l’attività atletica senza sintomi.



Anche in caso di intervento chirurgico la riabilitazione post chirurgica sarà comunque indispensabile per riprendere mobilità in maniera graduale e specifica.







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